The adventures of an exchange student

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mercoledì 27 marzo 2013

Blackout, di nuovo.

Un giorno. Ancora uno e poi Spring Break. Non ho davvero bisogno di queste vacanze e anche se siamo già ad aprile quasi, mentalmente sono ancora a febbraio. 
A volte sembra che la vita sia qui, che resterò qua per sempre. Poi qualcuno mi domanda: quando torni in Italia? E allora torno con i piedi per terra e penso che devo anche ritornare. Tornare in quella terra che sembrerebbe fantastica da come la descrivono gli stranieri. Un paese ricco di storia, cultura e belle città, destinazione da sogno di chiunque viva all'estero, perchè si sa, l'erba del vicino è sempre più verde. E quando non si ha qualcosa, se ne evidenziano tutti gli aspetti positivi. E in questo gli americani sono bravissimi. Ti elencano tutte le bellezze d'Italia e dell'Europa in generale, valorizzandone aspetti a cui tu, italiano di nascita, non avevi mai pensato. Chiamaci pessimisti o forse semplicemente umani, perchè è nella nostra natura ricercare sempre ciò che non abbiamo, essere costantemente insaziabili. 
E la verità è che sono tanti gli exchange students che sono partiti e non sono più tornati, che hanno scelto la strada più facile, se così la vogliamo chiamare. In Italia però, ho lasciato qualcosa di in sospeso. Devo finire una scuola che ho iniziato quattro anni fa, affrontare la maturità e poi potrò ritornare qui. Nostalgia dell'Italia? No, non ancora, però l'America  già mi manca.
La scorsa settimana sono successe molte cose, sono stata quaterback a Flying Football durante P.E., Jared ha compiuto gli anni, c'è stato l'ultimo Pep Rally dell'anno e a scienze ambientali abbiamo giocato a trashketball, ancora. Stavolta però le regole erano leggermente differenti. Per chi non se lo ricordasse, trashketball è quel gioco a squadre in cui a turno, due giocatori di ogni team devono rispondere a delle domande in base all'argomento che si sta studiando. Se rispondi correttamente guadagni un punto e hai la possibilità di guadagnare più punti facendo canestro nel cestino. Puoi tirare da quattro diverse aree della classe e segnare 1, 3, 5 o 7 punti. Oltre alle due squadre, stavolta giocava anche il professore. Ogni volta che nessuno dei giocatori sapeva la risposta, interveniva e guadagnava punti, tentando sempre di fare il canestro da sette punti. Se avesse vinto lui, ci avrebbe riempito di compiti. Questo era il patto, o meglio la regola. Sta di fatto che ce la siamo vista brutta, eravamo sotto di quattro punti, poi però la mia squadra è riuscita a recuperare e anche vincere. Io ho regalato al mio team la bellezza di 6 punti rispondendo giusto a tutte le domande e segnando un canestro da 3. 
Giovedì, c'è stato il Talent Show. Non era male, a parte alcuni problemi tecnici. Connor e la sua band han suonato e a mio parere i gruppi sono stati i migliori. Per carità, alcuni erano anche bravi, ma le band hanno fatto il culo a tutti gli altri, secondo la mia personalissima opinione.
Il weekend non ho fatto niente si può dire, se non mangiare, dormire, "suonare" e fare un po' di esercizio fisico. Ho dovuto fare le foto per la scuola e quello, tra spiegare come usare la reflex e trovare il giusto scatto, ha preso tutto il pomeriggio.
Ieri invece abbiamo avuto un Pope Party, una festa in onore del papa, ergo una scusa per mangiare. Ad un certo punto un professore entra in classe, così a caso. Ci propone un accordo. Dovevamo andare in fila indiana in una classe di Freshmen, metterci di fianco a uno di quella classe e fissarlo negli occhi senza scoppiare a ridere. La cosa non aveva assolutamente senso, quindi accettiamo. Andiamo in corridoio in fila indiana e senza far rumore, facciamo irruzione e a quel punto ci rendiamo conto della rivalità tra professori. L'insegnante inizia ad uscire dalla finestra con tutta la sua classe, mentre i Freshmen più temerari rimangono. Come premio decidiamo di portarli in classe e regalarli un cupcake. Dopo arriva il resto dell'altra classe, che nel frattempo si era fatta tutto il giro del campus, sperando di batterci sul tempo e arrivare prima di noi, ma pessimo tempismo. E poi dicono che gli americani sono strani.

Rossella

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