The adventures of an exchange student

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domenica 31 marzo 2013

Happy Easter!

Buona Pasqua lettori da tutto il mondo!
Con tutti i modi che c'erano per iniziare questo post, credo di aver scelto il più scontato. Però intanto è il secondo giorno di fila che aggiorno il blog quindi non potete dire nulla. 
L'atmosfera pasquale qui si sentiva ancora giorni fa, quando l'ultimo giorno di scuola abbiamo giocato a dei tipici giochi americani che si fanno solo a Pasqua. Quello più famoso si chiama Easter Egg Hunt, ed è una vera e propria competizione, la Casa Bianca stessa tiene dei tornei. Il gioco ha diverse varianti, ma fondamentalmente consiste nel trovare il maggior numero di uova possibile nascoste nel prato. Sono di tutti i colori e all'interno contengono cioccolatini o caramelle. A P.E. non erano proprio nascoste, ma semplicemente sparse in tutto il prato, ce n'erano tipo duecento. Era più una corsa che una caccia, ma io e Erin camminavamo, figurati se corriamo per del cioccolato. Ad arte invece è stato più divertente perchè le uova erano nascoste nel bosco ed eran difficili da trovare. In più c'era anche un uovo d'oro e chi lo trovava vinceva il coniglio di cioccolato. 
Sempre parlando di atmosfera pasquale, il giorno prima di Pasqua, dopo aver preso un po' di sole e mangiato una specie di Polaretto (da quant'è che non ne mangiavo uno?), io e Shelby abbiamo dipinto le uova. Qui non fanno l'albero, ma colorano delle vere uova già bollite che poi si mangiano. Era una tecnica un po' particolare, praticamente immergi le uova in una specie di acqua colorata e volendo puoi usare un gessetto di cera per delle decorazioni. 
Il giorno di Pasqua vero e proprio abbiamo avuto un pranzo con i nonni. C'era di tutto, peperoni ripieni, fagioli, riso, torta al cioccolato e tacchino, che a quanto pare è il sostituto dell'agnello. Io e Shelby abbiamo preparato la Ceasar Salad che ovviamente era buonissima.  
Una tradizione che hanno qui, è l'Easter Bunny, una specie di Babbo Natale o S.Lucia ma a Pasqua. C'erano tre cestini, uno per me, Shelby e Jared, pieni di caramelle e un regalo per ognuno. Nel mio c'era un buono da 100$ per tagliarmi i capelli e rifare il colore. Il salone sembra di quelli di lusso e a quanto pare dovrebbero essere bravi. Io e Shelby invece abbiamo fatto trovare dei bouquet sul tavolo, con un biglietto con scritto "Buona Pasqua". 

Rossella










 Fateve 'na risata





sabato 30 marzo 2013

Let's get pierced!

Ci sono cose, alle quali pensi constantemente. Qualcuno diceva che quando ti fai prendere da un'idea fissa, non riesci più a liberartene. Ed è così, almeno finché non la realizzi.
Era da un po' che volevo farmi un piercing, ho fatto le mie ricerche, e alla fine ho trovato uno studio abbastanza decente qui a Baton Rouge. Si chiama Art Addiction ed è abbastanza bello all'interno, poi è praticamente dietro casa (ovviamente non letteralmente, ma secondo le distanze americane). All'inizio ti fanno firmare un foglio dove ti mettono a conoscenza dei rischi e pericoli e sostanzialmente non si prendono la responsabilità di eventuali infezioni e complicazioni varie. Jim viene con noi e firma al posto nostro, e poi lui e Stephanie aspettano in macchina, non vogliono assolutamente guardare. Shelby è qui per il terzo buco e decide di andare per prima. Nel frattempo faccio due chiacchiere con i ragazzi al bancone che sono molto simpatici e ti mettono subito a tuo agio, anche se questa è una caratteristica di un po' tutte le persone del sud. Mi dicono tutti i cibi che devo provare prima di tornare in Italia, e te pareva se non si parlava di cibo. 
Per il piercing di Shelby ci mettono relativamente tanto. Mi chiedevo come mai visto che era un semplice terzo buco all'orecchio. Poi lei ha detto che ha fatto pure male. A quel punto ero consapevole che il mio avrebbe fatto un male fottuto e che avrebbe preso un sacco di tempo. Invece no, il piercer ci ha messo pochissimo e non ho sentito niente.  Erano tutti la a guardare. Quando sono agitata e felice rido un sacco, non riuscivo a stare seria. Per il primo buco ho sentito l'ago entrare, ma non ha fatto male. Ero stupita, ho detto: tutto qui? C'era lì un tipo che assisteva perchè stava imparando a fare i piercing e mi fa: non è niente? Aspetta il secondo. Aveva un'espressione di dolore per me. Io continuavo a ridere. Il secondo non l'ho proprio sentito. Il momento più "doloroso" è stato quando ha messo effettivamente dentro il piercing, ma niente di chè. Il tipo fa: "that girl is a champion, she's laughing!". Alla fine mi ha detto come pulirlo, cosa non fare e quanto devo aspettare prima di poterlo cambiare. Et voilà, il tuo industrial piercing è finito!

Rossella


Shelby's piercing 

 Industrial piercing



mercoledì 27 marzo 2013

Blackout, di nuovo.

Un giorno. Ancora uno e poi Spring Break. Non ho davvero bisogno di queste vacanze e anche se siamo già ad aprile quasi, mentalmente sono ancora a febbraio. 
A volte sembra che la vita sia qui, che resterò qua per sempre. Poi qualcuno mi domanda: quando torni in Italia? E allora torno con i piedi per terra e penso che devo anche ritornare. Tornare in quella terra che sembrerebbe fantastica da come la descrivono gli stranieri. Un paese ricco di storia, cultura e belle città, destinazione da sogno di chiunque viva all'estero, perchè si sa, l'erba del vicino è sempre più verde. E quando non si ha qualcosa, se ne evidenziano tutti gli aspetti positivi. E in questo gli americani sono bravissimi. Ti elencano tutte le bellezze d'Italia e dell'Europa in generale, valorizzandone aspetti a cui tu, italiano di nascita, non avevi mai pensato. Chiamaci pessimisti o forse semplicemente umani, perchè è nella nostra natura ricercare sempre ciò che non abbiamo, essere costantemente insaziabili. 
E la verità è che sono tanti gli exchange students che sono partiti e non sono più tornati, che hanno scelto la strada più facile, se così la vogliamo chiamare. In Italia però, ho lasciato qualcosa di in sospeso. Devo finire una scuola che ho iniziato quattro anni fa, affrontare la maturità e poi potrò ritornare qui. Nostalgia dell'Italia? No, non ancora, però l'America  già mi manca.
La scorsa settimana sono successe molte cose, sono stata quaterback a Flying Football durante P.E., Jared ha compiuto gli anni, c'è stato l'ultimo Pep Rally dell'anno e a scienze ambientali abbiamo giocato a trashketball, ancora. Stavolta però le regole erano leggermente differenti. Per chi non se lo ricordasse, trashketball è quel gioco a squadre in cui a turno, due giocatori di ogni team devono rispondere a delle domande in base all'argomento che si sta studiando. Se rispondi correttamente guadagni un punto e hai la possibilità di guadagnare più punti facendo canestro nel cestino. Puoi tirare da quattro diverse aree della classe e segnare 1, 3, 5 o 7 punti. Oltre alle due squadre, stavolta giocava anche il professore. Ogni volta che nessuno dei giocatori sapeva la risposta, interveniva e guadagnava punti, tentando sempre di fare il canestro da sette punti. Se avesse vinto lui, ci avrebbe riempito di compiti. Questo era il patto, o meglio la regola. Sta di fatto che ce la siamo vista brutta, eravamo sotto di quattro punti, poi però la mia squadra è riuscita a recuperare e anche vincere. Io ho regalato al mio team la bellezza di 6 punti rispondendo giusto a tutte le domande e segnando un canestro da 3. 
Giovedì, c'è stato il Talent Show. Non era male, a parte alcuni problemi tecnici. Connor e la sua band han suonato e a mio parere i gruppi sono stati i migliori. Per carità, alcuni erano anche bravi, ma le band hanno fatto il culo a tutti gli altri, secondo la mia personalissima opinione.
Il weekend non ho fatto niente si può dire, se non mangiare, dormire, "suonare" e fare un po' di esercizio fisico. Ho dovuto fare le foto per la scuola e quello, tra spiegare come usare la reflex e trovare il giusto scatto, ha preso tutto il pomeriggio.
Ieri invece abbiamo avuto un Pope Party, una festa in onore del papa, ergo una scusa per mangiare. Ad un certo punto un professore entra in classe, così a caso. Ci propone un accordo. Dovevamo andare in fila indiana in una classe di Freshmen, metterci di fianco a uno di quella classe e fissarlo negli occhi senza scoppiare a ridere. La cosa non aveva assolutamente senso, quindi accettiamo. Andiamo in corridoio in fila indiana e senza far rumore, facciamo irruzione e a quel punto ci rendiamo conto della rivalità tra professori. L'insegnante inizia ad uscire dalla finestra con tutta la sua classe, mentre i Freshmen più temerari rimangono. Come premio decidiamo di portarli in classe e regalarli un cupcake. Dopo arriva il resto dell'altra classe, che nel frattempo si era fatta tutto il giro del campus, sperando di batterci sul tempo e arrivare prima di noi, ma pessimo tempismo. E poi dicono che gli americani sono strani.

Rossella

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lunedì 18 marzo 2013

St. Patrick's Day!

Happy St. Patrick's Day folks!
Siamo di nuovo nel periodo dei compleanni, domenica è stato quello di Rachel, mentre la settimana prossima compiranno gli anni Jared e Kaylee. Rachel ha voluto festeggiare qui da noi e quindi le abbiamo preparato una torta e una buona cena. Abbiamo anche montato una tenda con l'idea di dormire all'aperto, ma era troppo freddo. Per Jared invece la festa è venerdì e l'unica cosa che so è che ci sarà una cookie cake, quindi promette bene.
Domenica si è chiusa ufficialmente la stagione di basketball, con tanto di cerimonia di riconoscimento per gli atleti. È una cosa che fanno per ogni sport. Consegnano dei diplomi, annunciano i risultati della stagione, danno delle targhe speciali agli atleti che si sono distinti e fanno le foto ad ogni giocatore. Di solito raggruppano più sport. Assieme alla divisione maschile e femminile di basketball, c'erano il dance team e il wrestling team. Senza nominare il banchetto con i cookies e dolci vari.
Dopo la cerimonia ci arriva un messaggio da Rachel che ci invitava a mangiare una torta a casa sua. Era a forma di trifoglio in onore del giorno di San Patrizio ed era buonissima. Ogni petalo era di un gusto diverso ed era tutta ricoperta di glassa verde. Sua mamma e sua sorella ci hanno messo quattro ore per farla e ne è valsa la pena, pensavo fosse comprata. Dovrei aprire un blog di cucina, no, forse è meglio di no. 

Rossella











lunedì 11 marzo 2013

Sweet Alabama

A volte capita che la vita ti volti le spalle, capita altre volte invece, che la vita ti offra una seconda opportunità, come quella di risposarsi per esempio. E allora sei disposta a tutto, a trasferirti in un altro stato e ricominciare da capo. 
Yndra ha avuto questa opportunità. È felice, e al momento, solo duecento miglia la separano da quel matrimonio in Alabama. Siamo tutti invitati. Prenotiamo un albergo, prepariamo i bagagli per un weekend e partiamo verso le 11.00 di sabato mattina. Il ricevimento è alle 16.00, e noi arriviamo a Mobile giusto in tempo per depositare le valigie in hotel e cambiarci. 
L'albergo è carino, ha una bella hall e dei corridoi che inevitabilmente mi ricordano quelli di Shining, come ogni volta. In più, è ad un minuto di distanza dalla chiesa. Pensavamo di essere in ritardo, invece una volta arrivati ci rendiamo conto che mancano ancora tanti invitati, anche se poi la chiesa non si riempirà più di tanto. La cerimonia è piuttosto intima, poche persone, solo parenti e amici stretti. Aspettiamo per poco, lo sposo arriva e subito dopo la sposa, senza farsi troppo attendere. Spalancano i portoni, parte la marcia nuziale e Yndra fa il suo ingresso accompagnata da Sofia. La messa è quella classica protestante, anche se non ho notato parecchie differenze con quella cattolica, se non fosse per il fatto che il prete era una donna. Finita la messa, ci spostiamo nella stanza accanto, così, senza neanche lanciare il riso. Il cibo è a buffet ed è più uno snack, non ci si ingozza come da copione. Non fino al momento del taglio della torta se non altro, buonissima fra il resto. 
La serata poi continua con il classico lancio del buchet e le foto di gruppo. Mi aspettavo un matrimonio molto più lungo, invece tra la messa e il ricevimento sarà durato massimo un paio d'ore.
Prima di ritornare in albergo però, Jim mi fa vedere il George Wallace tunnel, che collega il centro della città con Mobile Bay e dove tira un vento pazzesco, permettendoci di interpretare Jack e Rose. La serata la passiamo nell'albergo dove Sofia e la sua famiglia dormono. Veramente un bell'hotel, con tanto di musica live. Il tipo che cantava sembrava un po' il mio professore di religione, però era bravo. All'inizio non c'era nessuno, poi io e Shelby abbiamo iniziato a ballare non accorgendoci che ad uno dei tavoli c'era proprio un gruppo di danza, che probabilmente era appena tornato da una gara visto com'erano vestiti. A quel punto vengono vicino a noi e improvvisano una coreografia. Il tizio era contentissimo e dopo lo show ci ha detto che non gli era mai successo niente del genere in tre anni. 
Poi ci siamo spostati nel bar affianco, dove il proprietario ha fatto uno strappo alla regola e ci ha lasciato entrare. In realtà tutta la famiglia di Sofia era lì e stavano pagando troppo per cacciarci. Abbiamo passato il tempo con i cugini, che vengono un po' da tutta l'America, Chicago, Miami e North Carolina. Ho mangiato i nachos più buoni che abbia mai mangiato, just saying. Ad una certa ora, Rachel e Kathryn ci hanno riaccompagnate in albergo. 
La mattina, siamo andati a fare colazione alla Waffle House, dove ho mangiato due Chocolate Chip Waffle, approfittando del fatto che non avrei mangiato fino a cena. 
Prima di andarcene, siamo passati a salutare un vecchio amico di famiglia che lavora e studia al'università di Mobile, in Alabama. Qui le università sono dei villaggi enormi, dei paesi praticamente, con tanto di guardie all'entrata e all'uscita. C'è tutto dentro, anche se non è grande quanto LSU, quella si che è enorme. 
Verso le 12.00 poi siamo ritornati a Baton Rouge.

Rossella